Le relazioni nell’era dei social: chi siamo e come interagiamo tra di noi

  • Dr.ssa Manuela Giago
Relazioni nei social Monza

Nel nostro presente caratterizzato dall’era digitale, viviamo in un tempo e in uno spazio che a volte percepiamo senza confini. Non dipende solo dalla nostra età anagrafica: non si può più dire “i giovani d’oggi”, perché internet viene utilizzato (spesso male) da persone di qualsiasi età e genere.

Chi siamo di fronte allo schermo di pc, tablet o smartphone? Riusciamo ad essere ciò che siamo veramente in maniera autentica di fronte al nostro interlocutore?

Come il virtuale influenza il nostro modo di porci e ciò che esprimiamo attraverso post, foto o condivisione di link?

I social network non sono di per se’ un male: lo spazio digitale è un “ luogo” che ormai abitiamo quotidianamente e di cui non potremmo più fare a meno. Non perché ne siamo per forza dipendenti, ma perché questo luogo virtuale ci permette di agevolare molte situazioni abituali della nostra vita.

È il modo in cui decidiamo di abitare questo spazio che fa la differenza e a volte la scarsa competenza emotiva che lo rende un luogo inadatto, pericoloso e tossico per alcune persone. Dobbiamo fare attenzione ad alcuni atteggiamenti che potrebbero definire il nostro modo di porci nei confronti del digitale:

  • Il web diventa l’unico spazio di incontro e di relazione con le altre persone. In realtà i social network sono dei facilitatori delle nostre relazioni, ma è davvero importante che la relazione di base sia nata e sperimentata nella nostra realtà di tutti i giorni. Coltivare amicizie, comunicare vis a vis, condividere esperienze concrete è fondamentale per creare relazioni autentiche e durature. Non possiamo pensare che il web diventi lo spazio privilegiato della nostra socialità. L’essere umano ha necessità di entrare in contatto con l’altro attraverso il corpo e attraverso le emozioni, che purtroppo lo schermo non fa passare.
  • Dove si pone il confine tra realtà virtuale e realtà che viviamo concretamente?
    Attenzione a quanto possa condizionarci l’idea di essere costantemente connessi l’uno all’altro attraverso internet. Ciò può essere definito un vantaggio da un lato, come per esempio una comunicazione più veloce, la condivisione di immagini ed esperienze tra persone molto lontane oppure più semplicemente mettere in luce qualcosa di importante. Ma ciò potrebbe confonderci e farci perdere il significato di assaporare gli attimi che stiamo vivendo, ascoltando ed entrando in contatto con le nostre emozioni, evitando quindi di sfuggire a ciò che stiamo sentendo.
  • Lo sguardo abbassato, come immagine dell’essere umano eternamente connesso al web e distratto dalla vita. Rischiamo in questo modo di perdere il contatto visivo con l’altro e di non cogliere le sfumature emotive e reali di ciò che ci sta accadendo in un dato momento. Come possiamo guidare la nostra vita senza avere un sguardo diretto al nostro percorso umano e senza osservare la strada che dobbiamo percorrere? Come possiamo cogliere i riconoscimenti che potrebbero arrivare dall’altro se non siamo disponibili a vederli?
  • Nascondersi dietro ad una tastiera ci potrebbe toglie la responsabilità di ciò che stiamo dichiarando in un dato momento: spesso siamo di fronte a fenomeni di aggressività molto dannosa proprio perché non contempla la responsabilità personale di chi agisce questa violenza gratuita e soprattutto perché non abbiamo un diretto riscontro di ciò che potremmo fare alla persona che abbiamo colpito (la ferita che potrebbe subire, il dolore, la sua rabbia, la potenza della nostra aggressività…)

Non dobbiamo demonizzare il web e la comunicazione attraverso i social media, ma è davvero fondamentale educare le persone all’utilizzo di questi strumenti. Non possiamo non tener conto della nostra e altrui parte emotiva e della responsabilità che abbiamo nei confronti di ciò che comunichiamo.

Abitare il digitale è complesso anche se apparentemente può sembrare facile come un click.


Dr.ssa Manuela Giago
Centro Acacia: Monza


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