ARTE e TERAPIA: un intreccio di emozioni

  • Dott.ssa Chiara Villa
    Dott.ssa Silvia De Salvo
ARTE e TERAPIA: un intreccio di emozioni

“Creatività è permettersi di fare sbagli. Arte è sapere quali sbagli tenere” Henry Brook Adams

L’arte, fin dall’antichità, ha fornito un supporto per esprimere, inscenare, danzare le emozioni che caratterizzano l’esistenza dell’essere umano. Il desiderio dell’uomo di lasciare la propria impronta e di esprimere immagini mentali nasce con lui, basti pensare ai graffiti rupestri o alle prime forme in terracotta, all’utilizzo del teatro e delle maschere, ai misteri e alla ritualità connessa alla musica e alla danza. L’espressione artistica è intrecciata in modo arcaico al mondo emotivo degli esseri umani poiché permette la libera espressione. Per gli antichi egizi non vi era distinzione tra malattia fisica e mentale e all’interno delle traduzioni di antichi papiri si ritrova il consiglio, per le persone affette da disturbi psichici, di perseguire interessi artistici e frequentare concerti e balletti; attraverso queste attività si poteva infatti dare apertura a sentimenti e tensioni. Anche gli antichi greci utilizzavano il teatro e la musica per favorire la catarsi delle persone, per liberarle da sentimenti negativi e riportarle ad un’ esistenza sentita come più equilibrata. Nel 1912 gli psichiatri tedeschi E. Kraepelin e K. Jasper osservarono l’utilità dei disegni dei pazienti come sussidi diagnostici. Inoltre, grazie a Freud e alle sue teorie sull’inconscio e sulle immagini oniriche, si è diffusa la conoscenza del legame tra psiche e rappresentazione artistica. I suoi pazienti dichiaravano che avrebbero saputo rappresentare i sogni che a parole non riuscivano a descrivere. A partire da questi casi, Freud ebbe l’intuizione di introdurre i disegni in analisi. Le teorie di Freud e Jung sui disegni attrassero un forte interesse per l’espressione artistica ponendo le basi per un uso terapeutico. Si iniziò così a diffondere la consapevolezza del valore simbolico delle immagini prodotte dai pazienti, con lo scopo di comprendere pensieri o sentimenti ritenuti dall’analista come rimossi o inconsci. Successivamente a Freud e Jung, furono molti gli psicoterapeuti che, consapevoli del potere evocativo dei disegni, li utilizzarono a scopo terapeutico. Si iniziò a guardare i disegni similmente a come Freud si era avvicinato ai sogni, accorgendosi che attraverso l’utilizzo di un metodo “libero” era possibile esprimere i pensieri e le emozioni che altrimenti non sarebbero stati esprimibili con le parole. Come nella psicoterapia adulta si usa il sogno, in quella infantile l’utilizzo del disegno (e del gioco), rappresenta la possibilità di osservare insieme le immagini che vengono accolte e comprese dal terapeuta.

Anche mentre si crea un disegno, Winnicott ha sottolineato l’importanza che bambino e terapeuta siano in una situazione di gioco; ovvero in un’atmosfera percepita dal paziente come accogliente e non giudicante, dove possa sentirsi libero di comunicare:

“È nel giocare e soltanto mentre gioca che l’individuo, bambino o adulto, è in grado di essere creativo e di fare uso dell’intera personalità, ed è solo nell’essere creativo che l’individuo scopre il sé” (Winnicott, 1971).

Nella relazione terapeutica con bambini e adolescenti, il disegno riveste un ruolo prezioso, poiché permette la libera espressione del mondo interno e, attraverso il terapeuta, la creazione di una narrazione condivisa in una storia. Lo sviluppo narrativo infatti non investiga né decodifica i contenuti del disegno, ma accoglie tutto ciò che il bambino produce, come a raggruppare “gli ingredienti” della storia che sarà possibile raccontare. Nella psicoterapia dell’età evolutiva, ma non solo, il disegno diventa dunque un “un promotore di storie” (A. Ferro).

A partire dal 1940 l’arteterapia divenne uno strumento formalizzato e valido nel processo di cura dei pazienti. La primogenitura dell’utilizzo dell’arte come terapia si deve a M. Naumburg che fu tra i primi a definire l’arteterapia come una forma di psicoterapia. L’autrice chiedeva ai suoi pazienti di disegnare ed enunciare i contenuti dei sogni e delle associazioni. Secondo lei il valore dell’arte risiedeva nell’essere un’espressione autentica, riteneva le immagini prodotte dai pazienti una forma di linguaggio simbolico. La terapeuta E. Kramer (1950) propose l’idea che il potenziale creativo scaturisse dalla sua capacità di attivare certi processi psicologici. Per lei la chiave del processo artistico non risiedeva unicamente nel prodotto artistico ma nell’atto creativo in sé.

Arteterapia è un termine coniato per indicare l’uso terapeutico dell’espressione artistica. La parola greca therapéia indica tra i molti significati “prestare attenzione”, un’accezione che permette di sottolineare il senso profondo dell’arteterapia sotto due punti di vista. È presente lo specialista che guida e segue il soggetto nella creazione del suo lavoro. La sua guida è la chiave del processo terapeutico, l’attenzione e il sostegno assicurati dal rapporto terapeutico che si instaura sono fondamentali per indirizzare l’esperienza artistica e aiutare l’individuo a scoprirvi un significato. Il secondo aspetto importante è l’attenzione che la persona concentra nella propria attività, per dare senso al prodotto artistico, trovare una storia, un significato che lo definiscano. La psicoterapia ha un ruolo fondamentale in questa impostazione e l’immagine artistica diventa un mezzo per favorire lo scambio tra terapeuta e paziente ai fini di favorire la conoscenza di Sè (Malchiodi, 2009). La maggior parte degli specialisti che praticano arte terapia integrano entrambe queste impostazioni: l’idea del processo artistico come un processo di crescita e l’importanza comunicativa del proprio mondo interno dei prodotti artistici.

Ricapitolando….perché l’arte terapia ci aiuta?

  1. Coinvolge il pensiero visivo ossia la capacità di organizzare il pensiero, i sentimenti, le percezioni attraverso immagini.
  2. Permette di esprimere quello che le parole non riescono ad raccontare: nell’arteterapia le persone sono incoraggiate ad esprimersi attraverso canali comunicativi differenti: disegni, colori, movimenti, suoni, altre forme artistiche.
  3. Favorisce l’esperienza sensoriale:  disegnare, dipingere, scolpire, sono esperienze manuali e psicomotorie, hanno cioè caratteristiche sensoriali in quanto coinvolgono i diversi sensi.
  4. Incoraggia una liberazione emotiva, una catarsi, l’espressione liberatoria di intense emozioni. Il processo artistico può ridurre lo stress e alleviare l’ansia, creando una risposta fisiologica di rilassamento. L’attività creativa può aumentare il livello di serotonina nel cervello.
  5. Consente di creare un prodotto tangibile, reale e concreto. È una delle poche terapie che porta alla creazione di prodotti tangibili.
  6. Supporta la costruzione di relazioni:  l’efficacia dell’arteterapia si basa sulla relazione fra utente e terapeuta e, se in gruppo, tra i compagni che condividono l’esperienza.

Concludendo, l’arteterapia si rivolge a tutti, bambini, adulti, anziani e non solo a persone in difficoltà, poichè il desiderio di espressione è insito negli esseri umani. L’arte può aiutare a raccontare vissuti difficili da mettere in parole, permette di concedersi del tempo, scoprire la dimensione ludica e giocosa dell’esperienza e provare emozioni che non sembrano connesse a quanto si sta svolgendo. Consente di creare legami. Usare i colori, sporcarsi le mani, ritornare alla dimensione giocosa e concedersi del tempo per assaporare l’esperienza, vivendo in modo spontaneo il momento presente, sono i valori che differenziano un approccio all’esistenza caratterizzato da creatività e libertà.

Dott.ssa Chiara Villa
Psicologa cognitiva e arte terapeuta
Dott.ssa Silvia De Salvo
Psicologa clinica dell’età evolutiva

Centro Acacia: Psicologia e Psicoterapia - Monza


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