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Disturbi psicosomatici in età evolutiva: Come affrontarli?

  • Dr.ssa Silvia De Salvo
Disturbi psicosomatici in età evolutiva Monza

È arrivato Gennaio, il mese delle aspettative, dei desideri da realizzare, dei “buoni propositi” ma anche delle incertezze. Seppure sia caratterizzato da una vivida attivazione che muove le persone nel tentativo di iniziare l’anno nuovo con “il piede giusto”, spesso questo mese porta con sé molte domande e altrettante risposte da trovare.
Dopo le vacanze, il rientro a lavoro per i genitori e a scuola per i bambini può portare con sé consistenti fatiche e, in condizioni di particolare fragilità emotiva, tali difficoltà possono accentuarsi.
Talvolta, possono manifestarsi attraverso sintomi del corpo, i bambini lamentano dolori somatici e difficoltà a riprendere la regolarità delle loro giornate.
"Mamma ho mal di pancia! Non voglio andare a scuola!", è una frase che i genitori di bambini in età scolare possono ascoltare con facilità. Cosa fare quando accade per molti giorni e le strategie messe in campo da mamme e papà appaiono sempre meno efficaci?
Solitamente quando i nostri bambini ci raccontano di malesseri fisici persistenti e frequenti in specifici momenti della giornata, è necessario attivarsi per comprendere meglio la problematica.
In primis, se il sintomo prosegue per più giorni, bisogna recarsi dal pediatra per approfondire eventuali cause organiche alla base del problema. È infatti sempre fondamentale e necessario escludere ogni possibile patologia organica e dunque una condizione  medica che giustifichi il malessere.
Tuttavia, se tutte le cause organiche vengono scartate, cosa si può fare?
Ecco alcuni spunti di riflessione che potrebbero essere d’aiuto ai genitori nel comprendere il malessere del loro bambino:

  1. Interessarsi alla sua sofferenza
    I bambini che parlano di un malessere fisico, il mal di pancia ne è solo un esempio,  non fanno finta. Svalutare l'autenticità del dolore, descrivendolo come strumentale, lo farà sentire non capito e solo, in balia di un dolore a cui non riesce a dare significato.
  2. Comprendere le caratteristiche del sintomo
    Interessarsi nello specifico alle caratteristiche di ciò che il bambino prova a livello corporeo. Porre attenzione alla frequenza del sintomo e alle circostanze  ambientali in cui esso si presenta. Sentire che il proprio malessere è accolto e compreso dai genitori, gli permette di sentirsi di valore. Infatti, ripensare insieme al sintomo, permette di costruire una “storia” di quel dolore e così sarà più facile da affrontare. Inoltre, condividere la propria sofferenza è spesso un buon antidolorifico anche per gli adulti.
  3. Ascoltare le emozioni 
    La mente e il corpo sono inevitabilmente intrecciati.
    Quando il mondo interno del bambino non riesce a trovare voce, il corpo può diventare il “teatro” di ciò che non può essere espresso altrimenti.
    Il corpo "parla" il linguaggio del dolore fisico con lo scopo di esprimere un disagio emotivo. 
    Per alcuni bambini è  complesso accedere alle loro emozioni e, in momenti difficili, queste ultime possono trovare espressione nel corpo. Ciò accade ad esempio attraverso disturbi gastrointestinali, cefalee, disturbi della pelle ecc. Si tratta di sofferenze concrete, reali e spesso molto disturbanti, che possono esitare, per esempio, in difficoltà ad andare a scuola, drastici cali del rendimento scolastico, isolamento sociale, ritiro dalla relazione con adulti di riferimento e/o gruppo dei pari, ecc.
  4. Chiedere aiuto ad uno specialista
    In situazioni più complesse e dolorose, può essere necessario l'intervento di uno specialista. Se vi sono dei cambiamenti significativi nella qualità di vita del bambino, che appare più sofferente e inibito del solito, è importante che i genitori chiedano aiuto e contattino lo psicologo specializzato in età evolutiva.

Una prima consultazione psicologica può favorire la comprensione più profonda delle difficoltà del bambino, creando una connessione tra il dolore del corpo (esterno) e quello della mente (interno). Attraverso il lavoro con i genitori è possibile aiutare i bambini a stare meglio, promuovendone il  benessere psicologico.

Di seguito trovate il link ad una favola terapeutica molto bella e rassicurante, che parla dell’amore tra genitori e figli e della paura di perdersi. Può essere interessante leggerla insieme ai vostri figli in situazioni  simili a quelle descritte in questo articolo.
La favola si intitola “e se mi perdo?”, scritta dalla Dott.ssa F. Solomon ( Psicologa e Psicoterapeuta)
http://pensachefavola.com/?portfolio=e-se-mi-perdo


Dr.ssa Silvia De Salvo
Centro Acacia: Monza


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