6 pregiudizi da sfatare sullo psichiatra e sugli psicofarmaci

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Psichiatra e Psicofarmaci Monza

Capita spesso di osservare pazienti con disturbi psichici non trattati, trattati tardivamente o in maniera non adeguata. In molti di questi casi il motivo del mancato trattamento è un forte pregiudizio verso lo psichiatra e gli psicofarmaci.

Molti pensano che lo psichiatra si occupi solo delle persone con problemi mentali gravi e cronici, caratterizzati da uno scarso contatto con la realtà ed è per questo motivo che evitano di richiedere anche una semplice consulenza. Quando viene proposta loro una visita psichiatrica o uno psicofarmaco la loro reazione è “…ma io non sono mica matto!”.

In realtà molti disturbi psichici, anche quelli considerati lievi, possono beneficiare di una terapia farmacologica che talvolta rappresenta un’ottima alleata per la psicoterapia. Come l'ortopedico si occupa delle gravi fratture ossee scomposte, ma anche di un banale mal di schiena, così lo psichiatra si occupa delle gravi patologie mentali ma anche (solo per fare due esempi) dell'ansia e dell'insonnia e di tutte le patologie psichiche che, seppur lievi, compromettono pesantemente il benessere di una persona.

Dopo quasi quindici anni di attività come psichiatra, ho avuto modo di stilare una lista dei luoghi comuni più frequenti sugli psicofarmaci. Sono spesso questi pregiudizi a impedire l'accesso a cure che oggi sono largamente disponibili ed estremamente efficaci. Nell’obiettivo generale di promuovere la salute mentale, lo psichiatra deve anche contribuire all’abbattimento di questi pregiudizi.

Pregiudizio numero 1: "devo farcela da solo"

Soffrire di un problema psichico non ha niente a che fare con la debolezza di carattere, con la mancanza di volontà o con l'incapacità di reagire. Avere un disturbo psichico non toglie merito o valore ad una persona, così come "farcela da solo" non gliene aggiunge, tanto meno se questo significa passare un tempo prolungato in uno stato di sofferenza. Anzi, numerosi studi confermano che più tempestivo è l'intervento migliore è l'evoluzione nel lungo periodo.

Pregiudizio numero 2: "gli psicofarmaci danno dipendenza"

Gli psicofarmaci non sono sostanze stupefacenti. Queste ultime causano assuefazione, con la necessità di aumentare sempre di più la dose della sostanza, che intanto diventa sempre meno efficace. Questo non accade con gli psicofarmaci che, a meno che non ci sia una storia di frequenti ricadute, superata la fase acuta, vengono progressivamente ridotti e poi sospesi.

Pregiudizio numero 3: "gli psicofarmaci ti fanno diventare uno zombie"

Quando furono messi a punto i primi psicofarmaci, le opzioni disponibili erano poche e la cura passava spesso attraverso la sedazione del paziente. Oggi le cose sono molto diverse. La scelta di farmaci è amplissima: alcuni hanno proprietà sedative, che possono essere sfruttate per una miglior cura della persona (per esempio, quando coesiste insonnia), mentre altri non ne hanno affatto, anzi spiccano per una particolare proprietà attivante. Sempre e comunque, una terapia ben calibrata e data con criterio da un medico preparato ha come effetto quello di farci stare meglio, farci recuperare un benessere perduto, permetterci di riprendere le attività che avevamo sospeso perché non stavamo bene.

Pregiudizio numero 4: "gli psicofarmaci possono cambiare la mia personalità"

Una paura molto frequente è che gli psicofarmaci possano cambiare la personalità, modificare il modo di "sentire", far cambiare le proprie opinioni e il proprio modo di essere. In verità, gli psicofarmaci agiscono sull'umore, sull'ansia, sull'irritabilità, sul sonno, ma non vi è farmaco che possa cambiare l’essenza della persona.

Pregiudizio numero 5: "gli psicofarmaci intossicano il fegato, preferisco una cura naturale"

Una persona che non ha malattie epatiche può tranquillamente assumere una terapia psicofarmacologica (purché prescritta e monitorata da uno specialista) senza temere di intossicare il fegato. Al contrario, gli effetti sullo stile di vita di una patologia psichica non trattata possono essere molto peggiori per il fegato e per la salute globale di una persona (si pensi a come l’ansia e la depressione possano incrementare il consumo di alcol e sigarette). I trattamenti "naturali", poi, non sono sempre "leggeri" o "innocui". Essi sono, in tutto e per tutto, farmaci, con una loro struttura chimica e con effetti talora potentissimi sull'organismo. A differenza dei farmaci tradizionali, però, non sono altrettanto sorvegliati, testati e conosciuti, né vengono assunti sotto regolare controllo medico, rappresentando spesso un tentativo di cura fai-da-te.

Pregiudizio numero 6: "gli psicofarmaci ostacolano la psicoterapia: coprono i sintomi, senza permetterti di andare in profondità nel tuo problema"

Mettere in contrapposizione farmaci e psicoterapie è un errore grave. Non c'è nessuna incompatibilità fra farmaci e psicoterapia, che anzi spesso coesistono e sinergizzano in una più ampia strategia terapeutica costruita per il paziente. Assumere una terapia farmacologica efficace non toglie alla persona la motivazione e la spinta al cambiamento. Al contrario, può renderla più stabile, ridurne l'ansia ed aumentarne le risorse da impiegare nel lavoro psicoterapeutico.

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