ADOLESCENTE: Colui che “si sta nutrendo”

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Adolescenti Monza

La parola Adolescente deriva dal latino adolescens participio presente del verbo adolescere composto da ad rafforzativo e alere nutrire, letteralmente significa Colui che si sta nutrendo. Al contrario, la parola Adulto deriva dal participio passato della stessa radice e significa “Colui che si è nutrito”.
Dunque l’adolescente vive una fase di crescita molto importante in cui si nutre e ha bisogno di essere nutrito. L’adolescente può essere molto vorace non solo di cibo, ma anche di nutrimento affettivo. Per nutrimento affettivo si intende il bisogno di riconoscimento e rispecchiamento, comprensione e supporto nella crescita e nel superamento delle numerose difficoltà che questa fase della vita porta inevitabilmente con sé.

L’adolescenza è una “crisi evolutiva” che conduce ad un cambiamento, si tratta di un passaggio da un’infanzia conosciuta ad un futuro nuovo e potenzialmente pauroso. La costruzione del Sé costituisce un lungo e complesso lavoro psichico, inizia fin dall’infanzia e prosegue per tutta la vita. Il Sé può essere visto come un contenitore pieno di forze di varia natura, luogo di incontro tra mente e corpo, ma anche dove si confrontano l’immagine pubblica di sé e il proprio mondo interiore. Anche per questa “dualità”, l’adolescenza è spesso una fase della vita estremamente faticosa. Per i ragazzi e per i loro genitori, che si trovano solitamente a chiedersi “dov’è finito mio figlio? Il mio bambino? non lo riconosco più!”. L’adolescente, dal canto suo, si chiede “Chi sono?” per questo motivo soffre e fa soffrire, ma ha ragioni legittime per farlo poiché in questo passaggio deve abbandonare il suo corpo e la sua vita di bambino (e i vantaggi correlati) per approdare, pian piano, in un corpo-vita dalle sembianze adulte. L’adolescente può reagire a questa sofferenza in diversi modi: ad esempio ritirandosi dalla relazione, in un mondo personale e isolato, apparendo rifiutante e scostante e preferendo il mondo virtuale. Oppure per sottrarsi ai sentimenti di smarrimento che lo coinvolgono, può mostrare più spesso la tendenza ad “agire”. In quest’ultimo caso l’adolescente “porta fuori” da sè la sofferenza con agiti verso il mondo esterno, apparendo come un ragazzo reattivo, repentino e anche oppositivo. Tuttavia è importante ricordare che questa strategia è un modo per difendersi dai sentimenti negativi e dalla confusione interna che non sarebbero altrimenti esprimibili e tollerabili.

Quali sono i comportamenti che devono attivare i genitori nella richiesta di aiuto psicologico? Le difficoltà degli adolescenti (come dei bambini) si possono osservare sia in ambito scolastico che di relazione tra pari. Nel primo caso si può osservare un calo del rendimento, che può mettere le radici in una difficoltà di concentrazione oppure in un disinvestimento nello studio. Bisogna anche chiedersi, quanto tempo l’adolescente trascorre al computer? Infatti, il mondo virtuale può diventare totalizzante per il ragazzo che utilizza maggiormente difese di isolamento ed evitamento della relazione, ritirandosi chiuso nella sua camera come in un guscio impermeabile. Al contrario, può accadere invece che l’adolescente trascorra moltissimo tempo fuori di casa, apparendo particolarmente reattivo, aggressivo e intollerante di fronte a commenti o discussioni in famiglia. L’utilizzo di sostanze stupefacenti, alcolici, agiti di autolesionismo e la promiscuità sessuale sono comportamenti frequenti ed estremamente rischiosi per l’adolescente e i suoi pari. Tali azioni e sintomi sono volte al contenimento dell’angoscia e della sofferenza che possono accompagnare questa fase. Bisognerebbe chiedersi: “Cosa soddisfano queste azioni-sintomi?”. Nella risposta dell’adolescente si può scoprire qual è il sollievo che cercano e dunque qual è la sofferenza che si nasconde dietro al sintomo.

Cosa possono fare i genitori? Prima di tutto re-stare. Ovvero rimanere nonostante tutto, permettendo così al proprio figlio di sperimentare la costanza di un amore per lui, anche di fonte all’espressione di tutte le sue parti più sofferenti e difficili da accettare e comprendere.
Inoltre può essere necessario chiedere una prima consultazione psicologica, ossia uno spazio di aiuto volto alla messa a fuoco delle difficoltà di ogni bambino e adolescente. Questo percorso (composto da 5-8 incontri) implica, in primis, il coinvolgimento dei genitori perchè sono sempre le figure più importanti per i loro figli. Nel caso in cui fosse necessaria una successiva presa in carico psicoterapica dell’adolescente, i contenuti specifici che emergono in seduta (se non mettono a rischio la salute e la vita del giovane paziente), non verranno condivisi approfonditamente con i genitori, in tutela dell’alleanza di lavoro con il giovane paziente che si muove verso l’autonomia. L’adolescente deve potersi confrontare con la sincerità dei propri genitori e del terapeuta, se un ragazzo manifesta delle difficoltà è importante che possa sapere che i suoi genitori ne sono consapevoli e si attivano per aiutarlo a superare le difficoltà, nel tentativo di fornire il Nutrimento di cui ha bisogno per superare la “crisi evolutiva” e diventare adulto.

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